mercoledì 21 giugno 2017

Denuncio aggressioni e mi ritrovavo denunciata... da chi difende il concetto del gruppo...

Nel 2012 subivo una serie infinita e continuata di vessazioni, intimidazioni, ingiurie, diffamazioni aggravate (falsità promulgate a terzi, più di tre, in merito alla mia persona), un gruppo di circa 10 persone che mi parlavano alle spalle al fine di mettermi la cittadinanza contro (non ci sono riusciti, va detto), ed aggressioni crescenti con annesse minacce di morte ma anche
in altra specifica minaccia fatta da uno che in quel contesto si sentiva il patriarca "io andrò in giro a dire che tu sei innamorata di don Alberto e che per questo lo molesti".

Quindi, la minaccia era quella di costruire a tavolino un mio presunto comportamento molesto verso un certo don Alberto. Parliamo nel giugno, luglio, agosto 2011.
Quando a settembre 2011 arriva "donchisciotte" de noatri.

A un anno di distanza appena mi decido a denunciare le aggressioni e minacce subite nell'anno, sarò io denunciata dal "donchishotte".

Negli atti a parte false dichiarazioni di molti dei da me denunciati, emergevano "tabulati" taroccati.
Dentro questa vicenda vi è la presenza indiretta di persona appartenente al NOE.

I "tabulati" taroccati sono agli atti e si possono visionare. Ma farà presto luce su tutto il Procuratore Capo dott Giuseppe Pignatone.

Praticamente nel settembre 2013 viene chiusa la fase di indagini dal pm titolare che non ha operato per cercare la verità vera ma ha operato al solo fine di far valere le evidenti situazioni vistosamente alterate. Vi erano infatti mail, fatture, note di credito ecc da me prodotte che dimostravano che le accuse a me rivolte erano plateali menzogne.

C'è una domanda che il pm fa all'accusatore ed in cui emerge una plateale menzogna "mi ha chiamato il giorno dopo e non ho risposto" infatti io giorno dopo l'aggressione subita di notte dai suoi pupilli lo chiamavo e mi rispondeva parlando per circa 7 minuti e da lì prende a chiamarmi anche 4 volte al giorno, venendo persino a cena a casa mia.

Non sarà un problema per il pm questo palese mentire da parte dell'accusatore.

Il pm chiederà il mio rinvio a giudizio peccato che tutto è rimasto fermo al 2013 in quanto il mio rinvio a giudizio non è mai avvenuto, questo permette di non smascherare uno ad uno tutti i menzogneri che a processo sarebbero chiamati a interrogatorio come testi e qui se si evince la menzogna che mi ha già arrecato danni rischiano un procedimento per calunnia.

Un rinvio a giudizio o archiviazione avviene entro pochi mesi dalla chiusura indagini, nel mio caso sono passati 4 anni ecco perché il Procuratore Capo deve valutare il fascicolo e tutti i fascicoli collegati.

I miei accusatori vogliono la prescrizione perché solo così eviterebbero una condanna per calunnia verso chi ha mentito,  e perché il loro interesse era solo quello di ottenere uno scritto del Gip Nicola Di Grazia a cui avrebbero attinto giornali e tg per completare le azioni screditatorie.

Non so se il dott Di Grazia avesse compreso ciò che molto tempo prima a me fu riferito così:
"Loro possono fare di tutto e se io volessi potrei querelarti per stalking nonostante tale reato non ci sia" - loro possono tutto.

Loro era riferito a 3 persone appartenenti ai cc precisamente un generale, un colonnello ed un maresciallo con cui chi ha asserito quella frase si incontrava in un contesto non dell'arma.

È da lì che ho iniziato a interessarmi ai fascicoli, processi, accuse tra arma e procura. E ne ho beccato uno su tutti che ho raccontato in questo blog. Un ingiusta detenzione scaturita da false accuse e da cc che l'hanno supportata.

Presentavo così istanza al dott Pignatone un anno fa e in breve tempo lo stesso faceva fissare udienza per risarcimento del danno (esistenziale e materiale con aggravante del pregiudizio).

Parallelamente l'istanza chiede di acquisire documenti relativi a quel processo e per esempio scoprire a chi apparteneva la firma ignota di un documento che per essere preso in considerazione doveva come minimo essere collegato ad un timbro e doveva avere il firmatario riconoscibile. Documento che veniva usato per condannare a 6 anni e più di carcere in primo grado, appello riporterà alla verità dei fatti con assoluzione piena passata in giudicato sui due capi di imputazione:
"Il fatto non sussiste" era accusa falsa;
"Non aver commesso il fatto" fatto commesso da altra persona che paradosso del sistema italiano è l'unica nell'immediato ad aver ottenuto subito il risarcimento di ingiusta detenzione.

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