mercoledì 21 settembre 2016

Revisione di processo penale

Codice deontologico forense

Doveri di un avvocato penalista assegnato d'ufficio

La difesa nel procedimento penale è un diritto inviolabile, garantito dal nostro ordinamento a livello costituzionale a qualunque persona indagata o imputata.
L’istituto della difesa d’ufficio viene in rilievo nei casi in cui, per i più svariati motivi, la persona indagata o imputata sia sprovvista di un avvocato di fiducia.
In sostanza il rapporto che per definizione dovrebbe essere fiduciario tra l’avvocato ed il cliente, per ragioni di garanzia, viene spostato sul piano prettamente legale; la fiducia quale elemento fondante del rapporto tra cliente ed avvocato è posta al di fuori di tale rapporto, dalla necessità di garantire la difesa tecnica nel procedimento penale.
In altre parole viene dalla legge rimesso alla volontà dell’avvocato, per il quale sussiste un obbligo di patrocinio, e/o dell’indagato-imputato, per il quale sussiste la facoltà di avvalersi della difesa d’ufficio in alternativa a quella fiduciaria, di instaurare un rapporto che si espliciti nell’esercizio di attività difensiva nel procedimento penale.
Può quindi accadere che nel corso del procedimento penale nessun rapporto si instauri tra avvocato e indagato-imputato, oppure che tale rapporto si instauri senza peraltro sfociare nella nomina di difensore di fiducia; in entrambi questi casi il procedimento penale viene gestito, dal punto di vista della difesa, dall’avvocato d’ufficio.
E’ interessante chiedersi se qualche differenza può ravvisarsi rispetto allo stesso procedimento nel quale invece la difesa viene svolta da un avvocato, magari prima designato d’ufficio, nominato di fiducia dall’indagato-imputato.
A parere di chi scrive, il piano teorico, cioè quello delle enunciazioni del legislatore, e quello pratico, cioè l’applicazione quotidiana da parte degli operatori nel procedimento penale, sono radicalmente scissi nell’ambito dell’istituto della difesa d’ufficio; molto viene rimesso alla correttezza ed alla rettitudine deontologica dell’avvocato.
Dal punto di vista dell’avvocato, che poi si riverbera inevitabilmente sulla posizione del patrocinato, teoricamente non dovrebbero riscontrarsi differenze tra l’esercizio della funzione difensiva nei confronti di una persona da cui è stato conferito un mandato fiduciario rispetto ad una persona difesa per dovere d’ufficio.
Di fatto le differenze sono svariate e profondamente incidenti sulle modalità di difesa e, quindi, sulle sorti del procedimento: basti pensare al caso, assai frequente nella pratica delle difese d’ufficio, in cui l’avvocato ed il patrocinato non si incontrino neppure per un momento nel corso del procedimento penale.
I motivi per cui ciò può accadere sono diversi: solo a titolo esemplificativo si possono ipotizzare i casi di irreperibilità dichiarata o di fatto della persona indagata o imputata, il caso del totale disinteresse da parte del patrocinato nei confronti del procedimento a suo carico o, ancora, il caso, almeno deontologicamente censurabile, del legale che non ritiene di dover attivare alcuna corrispondenza con il proprio assistito, che a sua volta non prende contatti con il proprio difensore d’ufficio.
In tutti questi casi si pone il problema per il legale di predisporre una difesa che possa risultare utile per la posizione del patrocinato; sorge spontanea una domanda: cosa deve ritenersi utile per la persona difesa se la sua posizione e volontà in ordine alle contestazioni che gli vengono mosse, sono ignote?
Ritengo che la risposta alla domanda non possa che essere rinvenuta nei principi che dovrebbero informare l’attività dell’avvocato penalista e nello specifico del difensore d’ufficio dell’indagato-imputato e che ne connaturano la funzione sociale.
Può risultare facile individuare gli elementi negativi che caratterizzano tale figura professionale: indubbiamente al difensore non compete un giudizio sulla persona e sulla condotta dell’indagato-imputato, nè l’avvocato, diversamente da altri soggetti del procedimento penale, deve ricercare la verità storica del fatto di reato o, almeno, tale fine non deve essere prevalente rispetto alla tutela della posizione del proprio assistito.
Più difficile risulta individuare gli elementi che in positivo connaturano la figura e la funzione del difensore d’ufficio dell’indagato-imputato ed in quali specifiche attività debba estrinsecarsi il dovere di difesa.   
Se il fine del procedimento penale è quello di garantire che la società civile sia salvaguardata da comportamenti contrari ai principi ritenuti meritevoli di garanzia, attraverso la punizione dei soggetti ritenuti colpevoli di tali comportamenti riprovevoli, la funzione dell’avvocato è quella del tutore dei diritti di tali soggetti.
Al fine di tutelare i diritti di tali soggetti, nel caso in cui essi non manifestino la loro volontà in merito al procedimento, non si può prescindere dalla puntuale osservanza della normativa sostanziale e procedurale, sarà pertanto compito del difensore d’ufficio garantire, attraverso la propria attività difensiva, l’applicazione nel procedimento penale di quegli istituti che il nostro ordinamento prevede a tutela della persona indagata o imputata e ciò sia nella fase dell’accertamento della responsabilità, sia nella fase delle comminazione della pena, sia infine nella fase esecutiva.
Limitando l’analisi ad alcune ipotesi esemplificative, in relazione alle diverse fasi del procedimento penale, si possono valutare alcuni comportamenti che l’avvocato d’ufficio dovrebbe adottare nel predisporre la difesa con particolare riguardo al caso di indagato – imputato non reperito.
Nella fase delle indagini preliminari, ferma restando la necessità che l’avvocato designato d’ufficio intrattenga corrispondenza informativa con la persona assistita mediante l’invio di lettere all’indirizzo risultante dagli atti, in assenza di qualsivoglia indicazione da parte dell’assistito pur reperibile, appare improbabile che l’avvocato eserciti attività difensiva al di là dell’esame formale degli atti notificati e della partecipazione agli atti istruttori per i quali è prevista obbligatoriamente la sua presenza quale l’interrogatorio dell’indagato nanti la polizia giudiziaria.
Al momento della chiusura delle indagini, ricezione dell’avviso ex art. 415-bis c.p.p., sarebbe buona norma che il difensore d’ufficio visionasse il fascicolo del Pubblico Ministero al fine di valutare le risultanze e predisporre idonea difesa.
Ovviamente in caso di mancato conferimento di specifico incarico, in questa fase, sarà preclusa al difensore d’ufficio la possibilità di far accedere l’indagato a riti alternativi che saranno eventualmente percorribili ove tale mandato venga successivamente conferito entro i termini previsti per l’udienza preliminare o, in difetto, entro quelli previsti per la prima udienza di trattazione dibattimentale.
In questa fase sarebbe teoricamente possibile formulare memorie al P.M. e richiedere l’interrogatorio dell’indagato; qualche avvocato d’ufficio scrupoloso, pur in assenza di indicazioni da parte dell’assistito, potrebbe unicamente valutare la prima delle due facoltà, specie nel caso, non infrequente, in cui le indagini fossero carenti o la qualificazione giuridica del fatto opinabile.
Una volta formulata l’imputazione, nel caso in cui il procedimento preveda lo svolgimento dell’udienza preliminare, occorre chiedersi anche per questo incombente, come debba comportarsi il difensore d’ufficio che non abbia avuto contatto con il proprio assistito.
In considerazione delle risultanze degli atti di indagine, potrebbe essere opportuno richiedere che il G.U.P. disponga un supplemento di indagine, magari per far rilevare circostanze a favore dell’imputato.
In ogni caso, a fronte di una richiesta di rinvio a giudizio formulata dal P.M., pur se adeguatamente motivata, non sembra giustificabile, nell’ottica della più utile difesa, la semplice rimessione al Giudice, ma appare opportuna la richiesta da parte del difensore d’ufficio di sentenza di proscioglimento per non luogo a procedere con la formula meglio vista, magari con argomentazioni di fatto e di diritto dirette a confutare le risultanze di indagine evidenziate dal P.M.
Una volta pervenuto a dibattimento il processo, vuoi per rinvio a giudizio a seguito di udienza preliminare, vuoi per citazione diretta, ferma restando la necessità di informarne il patrocinato specificando le facoltà che gli vengono concesse in questa fase, si può porre il problema per il difensore d’ufficio di persona non reperita, di predisporre la lista dei testimoni e periti entro il termine dei sette giorni antecedenti la prima udienza.
Presupposto per tale attività difensiva, in assenza di indicazioni da parte dell’indagato, è la corretta conoscenza degli atti da parte dell’avvocato d’ufficio, al quale la diligenza impone di visionare gli atti di indagine compresa la lista testimoniale depositata dal P.M. ed eventualmente dalle altre parti in vista del dibattimento.
Le richieste di prova del difensore d’ufficio, in assenza di lista propria e di produzioni documentali, dovranno necessariamente comprendere il controesame dei testi indicati dalle altre parti, mentre per l’esame dell’imputato, in assenza di sue indicazioni, appare preferibile una semplice riserva.
All’esito dell’istruttoria dibattimentale del processo svoltosi in contumacia dell’imputato, il difensore d’ufficio dovrà affrontare la discussione finale e concludere non diversamente da un processo nel quale abbia svolto la propria difesa fiduciaria, per cui appare comunque necessaria la richiesta in via principale di assoluzione con la formula meglio vista eventualmente ex art. 530 c. II c.p.p. e, solo in via subordinata, la richiesta di contenimento della pena nel minimo edittale e, in caso di più imputazioni, dell’applicazione della disciplina del reato continuato o del concorso formale ex art. 81 c.p.; la concessione di tutte le attenuanti del caso ivi comprese quelle generiche; la concessione della sospensione condizionale della pena detentiva e della non menzione ove l’imputato possa accedervi.
A parere di chi scrive, in assenza di indicazioni da parte dell’imputato, non appare giustificabile la richiesta da parte del difensore d’ufficio, della sostituzione con pena pecuniaria delle pene detentive brevi nè della sospensione condizionale della sola pena pecuniaria.
In relazione alla prima facoltà, non è a priori determinabile per una persona di cui non si conosce la volontà né le condizioni economiche, la minore afflittività della pena pecuniaria rispetto ad una detenzione breve magari in regime domiciliare o di affidamento; per il secondo caso, il difensore d’ufficio non può sostituirsi all’imputato nella scelta personalissima di pagare una pena pecuniaria piuttosto che “bruciarsi” una condizionale.
Tali medesime considerazioni valgono a condizionare le scelte difensive che coinvolgono l’avvocato d’ufficio nella fase esecutiva della pena: a titolo puramente esemplificativo, in assenza di indicazioni da parte del proprio assistito, deve ritenersi necessario che il difensore cui sia stato notificato un ordine di esecuzione di pena detentiva sospeso, si attivi per richiedere misure alternative alla detenzione nella presunzione della loro minore afflittività?
E per quanto attiene ai mezzi di impugnazione, deve ritenersi dovuto l’esperimento dei gravami da parte dell’avvocato d’ufficio del condannato contumace, magari ai soli fini della maturazione dell’imminente prescrizione?
Lascio alla sensibilità dei lettori ed alla deontologia degli operatori la risposta alle questioni aperte, limitandomi ad evidenziare a questi ultimi la necessità di resistere alla tentazione di “fare il minimo indispensabile” in considerazione del disincentivante trattamento retributivo riservato alle prestazioni rese dagli avvocati d’ufficio da parte dello Stato prima ancora che da parte degli assistiti.
Giovanni Parascosso, avvocato del Foro di Savona.

Fonte 

domenica 18 settembre 2016

Manipolazione mentale, plagio...

http://www.assotutor.it/manipolazione.htm

E' ormai noto che i manipolatori mentali si servono di tecniche psicologiche subdole e sofisticate, spesso abbinate alla somministrazione di sostanze chimiche (come allucinogeni, droghe, psicofarmaci "depersonalizzanti", eccetera), come dimostrano gli studi compiuti da Margareth Singer, G. De Gennaro, M. Gullotta, Jania Lalich e gli scritti di Randall Watters, G. Flick, Ted Patrick.
Ma è sbagliato pensare che il plagio avviene solo nelle sette organizzate. Può verificarsi anche in un piccolo gruppo deviato, nella coppia, o addirittura in famiglia. 
Secondo lo psicologo Steven Hassan, il controllo mentale può essere compreso analizzando le tre componenti descritte dallo psicologo Leon Festinger. Si tratta del controllo del comportamento, controllo dei pensieri e controllo delle emozioni. Ogni componente influenza profondamente le altre: modificandone una anche le altre tenderanno a cambiare. Se si riesce a cambiarle tutte e tre, l'individuo sarà spazzato via (tratto dal libro Releasing the Bonds). 

Controllo del comportamento 
Il controllo del comportamento è ciò che regola la realtà fisica di un individuo. Include il controllo del contesto in cui si trova, vale a dire dove abita, quali vestiti indossa, che cibo mangia, quanto dorme, come pure il suo lavoro, le abitudini e le altre attività.
In alcuni dei gruppi più restrittivi i membri devono chiedere il permesso per qualsiasi cosa. A volte l'individuo viene reso dipendente dal punto di vista finanziario cosicché la sua facoltà di scelta comportamentale si restringe. Un adepto deve chiedere i soldi per il biglietto dell'autobus o per comprarsi i vestiti, o il permesso per recarsi dal medico. Il seguace deve essere autorizzato a telefonare a un amico o a un parente fuori dal gruppo e deve rendere conto di ogni ora della sua giornata. In questo modo il gruppo può tenere saldamente le redini del suo comportamento e controllarne anche pensieri ed emozioni. Il comportamento individuale è spesso assoggettato alla richiesta di eseguire in gruppo ciascuna azione. In molte sette le persone mangiano assieme, lavorano assieme, partecipano a riunioni di gruppo e talvolta dormono nella stessa casa. L'individualismo è disincentivato. Ognuno vede assegnarsi degli "amici" fissi. La struttura del comando è autoritaria: il processo decisionale parte dal capo e, passando per i luogotenenti, arriva ai diretti inferiori fino ai ranghi più bassi. In un ambiente così strutturato, tutti i comportamenti possono essere premiati o puniti. 

Controllo del pensiero 
Il controllo del pensiero, la seconda importante componente del
controllo mentale, prevede l'indottrinamento dei membri in 
maniera così pervasiva da far loro interiorizzare la dottrina del gruppo. Per diventare un buon seguace una persona deve prima imparare a manipolare i propri processi mentali. Tutto ciò che è buono si incarna nel leader e nel suo gruppo. Tutto ciò che è cattivo è nel mondo esterno. I gruppi più totalitari dichiarano che la loro dottrina è stata scientificamente dimostrata. La dottrina sostiene di poter esaudire tutte le domande, di rispondere a tutti i problemi e a tutte le situazioni. Un altro aspetto chiave del controllo del pensiero prevede l'addestramento specifico dei soggetti a bloccare e respingere qualsivoglia informazione critica nei confronti del gruppo.
I basilari meccanismi di difesa di una persona vengono confusi a tal punto da farla arrivare a difendere l'identità acquisita nel culto a scapito dell'identità originaria, che soccomberà nello scontro. Se un'informazione trasmessa al membro di un culto viene percepita come attacco al capo, alla dottrina o al gruppo stesso, per tutta risposta viene immediatamente eretto un muro di ostilità. 

Controllo delle emozioni 
Il controllo delle emozioni, la terza componente del controllo mentale, mira a manipolare e limitare la sfera dei sentimenti. Sensi di colpa e paura sono gli strumenti impiegati per tenere le persone sotto controllo. Il senso di colpa è forse l'unica e più importante leva emozionale capace di indurre conformismo e 
accondiscendenza. La maggior parte degli affiliati non è affatto 
consapevole che i sensi di colpa e le paure vengono usati al fine di controllarli: sono stati condizionati a colpevolizzare sempre e soltanto se stessi, quindi rispondono con gratitudine ogni qual volta si fa loro notare una "mancanza". La paura mira a tenere unito il gruppo: un modo è la creazione di un nemico esterno che ti perseguita. Molti gruppi esercitano un controllo completo sulle relazioni interpersonali. I capi dicono ai membri chi devono frequentare e chi evitare. Alcuni leader di setta arrivano a indicare ai propri affiliati chi possono sposare e chi no. La confessione di peccati commessi nel passato o di comportamenti errati è anch'esso un potente mezzo per il controllo delle emozioni. Ma la tecnica più potente per il controllo emozionale è l'induzione di fobie. Si tratta, in sostanza, di indurre una reazione di paura alla sola idea di abbandonare il gruppo. È impossibile per un seguace ben indottrinato sentirsi al sicuro fuori dal gruppo. Se un gruppo riesce ad avere pieno controllo sulle emozioni di una persona, riuscirà a controllarne anche pensieri e azioni. 

Controllo dell'informazione 
Il controllo dell'informazione è l'ultima componente del controllo mentale. L'informazione è il carburante che usiamo per il buon funzionamento della nostra mente. Se a una persona viene negata l'informazione necessaria a formulare giudizi fondati, non sarà più in grado di formarsi opinioni proprie.
Le persone rimangono intrappolate nelle sette non solo perché 
viene loro negato l'accesso a informazioni di carattere critico, ma anche perché vengono a mancare quegli appropriati meccanismi interni che servono a elaborarle. Tale controllo dell'informazione ha un impatto drammatico e devastante. In molte sette le persone hanno un accesso limitato ai mezzi d'informazione (giornali, riviste, televisione o radio) che non siano di pertinenza del gruppo. Ciò si ottiene anche impegnando i membri al punto da non avere tempo da dedicare ad altro. Il controllo dell'informazione avviene a tutti i livelli relazionali. Non sono permesse conversazioni critiche nei confronti dei capi e dell'organizzazione. I seguaci devono spiarsi a vicenda e riportare immediatamente ai leader attività improprie e critiche. Ai nuovi adepti non è consentito comunicare tra loro, se non alla presenza di un membro anziano. E, cosa più importante, viene proibito loro di avere contatti con chi è critico nei confronti della setta. Comportamento e pensiero, emozioni e informazioni, ogni forma di controllo ha grande potere sulla mente umana. Insieme formano una rete totalizzante che può manipolare anche le persone più forti. Di fatto, sono proprio gli individui più forti a trasformarsi in membri più devoti e coinvolti. Nessun gruppo mette in atto tutte queste tecniche insieme, ma senz'altro sono le pratiche più diffuse nell'ambito di ciascuna componente del controllo mentale, poiché esistono anche altri metodi in uso in certe sette.

venerdì 16 settembre 2016

I soliti partiti e il cambiamento atteso

Sono veramente troppo gli anni passati ad attendere un cambiamento sul piano politico in Italia.
Così anni fa un barlume di speranza arrivava con il partito dei "valori".
Il fatto che il quorum fosse minimo faceva già capire che non convinceva né gli elettori, né i soliti che votavano in base alle "promesse" quei partiti poi scoperti nei vari scandali.
Ma ad un certo punto, proprio quando io stessa scoprii entrandoci dentro che quel partito di valori ne aveva veramente pochi, ma di chiacchiere ne faceva più degli altri, che il suo quorum iniziava a prendere quota alzandosi.

Più emergevano elementi di dubbia moralità, più cresceva, utilizzando volti della società civile.
Una grande strategia, talmente nota che era evidente dover avere una breve durata.
Ed ecco che vidi un "impazzimento" collettivo tra chi cercava la propria poltrona e del figlio e chi quel che vedeva non lo apprezzava ma non osava contestare il capo.
Un'omertà che farebbe vergognare chiunque predica contro di essa.

Improvvisamente il giocattolo si ruppe. Evviva dio.

Report mando' in onda una puntata con cose dette e ridette da altre testate per anni, ma la puntata di report, mise la parola fine a questo partito, trasmissione più nota per il popolo di essere accanto politicamente a quel tipo di partito, mentre i giornali che per anni avevano scritto le medesime cose era visti del "nemico", per cui potenzialmente fango.

Oggi davvero siamo stufi della mala politica diventata insostenibile.
Oggi di contro abbiamo il movimento 5 stelle.
Chi vuole il cambiamento, testato essere dal 70 all'80% ed in ogni caso sopra al 50, non accetta, come non accetto io, la riesumazione di vecchie gestioni. Seppur brave persone, esse non sono configurabili con il cambiamento.
Niente compensi onerosi, chi fa un lavoro oneroso restasse li.
Niente presunzioni. Se hai sposato la causa di chi ti ha votato non puoi stravolgere l'impegno, la pena e' semplicemente essere come gli altri.

Credo di aver ampiamente descritto il mio parere e persino la similitudine con un partito già visto promettere le medesime cose, per poi decidere di dedicarsi al tema poltroni cucio sistemando i propri legali, medici di famiglia, ginecologi di famiglia, cognati, cognati del cognato, il figlio, l'amica storica, la moglie, le mogli degli amici e via discorrendo.

A conquistare l'elettorato ci vuole tanta fatica, perderlo e' un attimo. Basta una sola puntata.

martedì 13 settembre 2016

Ostia commissariata per mafia ma la mafia non c'è

Non commissionarono Roma per le note infiltrazioni che i filoni di "mafia capitale" svelarono, (il nome in uso è infatti mafia capitale, non criminalità capitale) e per cui c'è il maxi processo in corso.

A proposito, iniziano ora le escussioni testi della difesa, essendo esauriti i testi dell' accusa.

Dunque, dicevamo, che quando abbiamo assistito a miriadi di arresti per "mondo di mezzo, mafia capitale" che riguardava nello specifico Roma, il comune non sarà commissariato per infiltrazioni mafiose, ma negli stessi periodi si decise di commissariare per infiltrazioni mafiose il municipio X in cui vi è Ostia, località marina di Roma.

Ergo, uno pensa che il municipio X venga appunto commissariato per infiltrazione mafiosa di cui si parlava negli stessi giorni, essendo stato arrestato proprio il presidente del X Municipio (arresto cautelativo prima del processo, arresti domiciliari).

E invece no.
Pare che lo scioglimento per infiltrazione mafiosa derivasse dalla mafia di Ostia ...

Scusate ma la "mafia" del X municipio dove si sarebbe infilata?
Cioè,
Il X municipio era governato dal Pd, se non mi sfugge qualche passaggio.

Chi erano i "mafiosi"? Ma soprattutto di che mafia si parla?
E con chi?

Queste le motivazioni della sentenza d'Appello di oggi 13/09/2016 in cui si evince che non viene riconosciuto il metodo mafioso.
(Il pezzo sotto riportato è preso da un utente in rete)

A OSTIA LA MAFIA NON C'E' MA IL COMMISSARIAMENTO SI'
I Fasciani e i Triassi [...] godendo di una fama che ha consentito ai suoi appartenenti di costruire rapporti connotati da sopraffazione e aggressività seppure non sufficientemente diffusi sotto i profili quantitativo e qualitativo da configurare il reato di cui all’articolo 416 bis. [...] non è provata la pervasività dell’associazione nel tessuto sociale dell’area di Ostia così come non risulta sufficientemente provato il diffuso clima di intimidazione e i conseguenti “stato di assoggettamento e condizione di omertà propri del metodo mafioso”

Credo più di qualcuno dovrà dare spiegazioni su un municipio sciolto per mafia ma senza mafia.
Giusto in Italia 'ste arlecchinate.

L'opuscolo del PDiota

Da un utente in rete

"Ho sempre detestato le espressioni tipo grullini o pidioti, Embè, stavolta ne devo usare una: pidioti. Si, pidioti, quelli che pubblicano i post farneticanti di Bobo mascellone Giachetti, quelli che li commentano in maniera adorante, il PD che li fa circolare dimostrando una pochezza intellettuale imbarazzante. Il comitato olimpico, non chiede a Roma, Parigi, Londra o Mosca di ospitare i giochi, sono i sindaci delle città che si candidano e poi il comitato decide. Dire che Roma rifiuta la candidatura alle Olimpiadi, rasenta la follia. Eventualmente, Roma non si candida, cosa leggermente diversa, capito Renzi e Giachetti? Detto così, di sguincio, anche i cespugli di mortella del Foro Italico sanno che i giochi verranno assegnati a Parigi. " Se divento sindaco, Olimpiadi a Roma, 200.000 posti di lavoro, la metro fino a Tor Vergata e più pilu per tutti " Questa stronzata, continua ancora a circolare, tanto per crocifiggere la Raggi che le Olimpiadi, proprio non le vuole. Se fosse stato eletto sindaco e, come da copione le Olimpiadi fossero andate a Parigi, che succedeva? Niente posti di lavoro, niente metro e niente più pilu, ognuno si tiene quello che ha. Non la sottovalutate questa cosa, è grave, fosse stato lo slogan di un candidato sindaco, ci sta, qui parliamo di un intero partito che ha sottoscritto le parole di Giachetti, mentendo e sapendo di mentire. Turismo? Eddai, Roma ha bisogno delle Olimpiadi per essere conosciuta nel mondo? Secondo punto, Roma ha un buco di una quindicina di miliardi ( maledetta Raggi ) partirebbe già con un handicap notevole. L'Expo è costato due miliardi, quasi tutta remissione che è ricaduta sulle nostre spalle, avete idea quanto costerebbero le Olimpiadi? Decine, decine e decine di miliardi in più, che finirebbero per venti o trenta anni nel calderone del più alto debito pubblico europeo: quasi 2.400 miliarducci, bella prospettiva. Il comitato Olimpico anticiperebbe i soldi per le caramelle, tutto il resto chi ce lo mette, MPS oppure banca Etruria? Vai con i soldi a strozzo che, guarda caso, riricadrebbero sulle nostre spalle. Ci vorrebbero qualche milione di migranti e un centinaio di terremoti, per elemosinare flessibilità, che ci darebbero con il ciufolo. #Greciaarriviamo. Tutto questo per far arricchire tanti politici, le coop e maneggioni vari, ma dai se pò fà. Adesso una curiosità: che cazzo c'entra la metropolitana fino a Tor Vergata con le Olimpiadi? Cosa c'è in quell'amena località periferica che possa essere collegato ai giochi, stadi, piscine olimpiche, palazzetti dello sport, boh? Aspè, facciamo la cresta sui lavori e ci facciamo uscire i soldi per la metro. La cresta, orrore, è una cosa disonesta. Aspè, costruiamo un inutile impianto sportivo che, dopo quindici giorni verrà abbandonato a se stesso, e abbiamo la scusa per prolungare la metro. Oh, ragassi, sempre di truffa trattasi. Allora, la vogliamo finire di fare i pidioti? "

domenica 11 settembre 2016

Le balle de "la Repubblica"

INTERESSANTE LEGGETE:

oggi Repubblica per denigrare la Muraro (strano vero?) parla di una società alla quale avrebbe fatto una consulenza nel 2016.
naturalmente si lamentano del fatto che nel curriculum pubblicato nel sito di AMA, precedente a questa consulenza, non venga riportata. certo perchè la Muraro, possedendo la sfera di cristallo, non aveva previsto anni prima che avrebbe avuto tra i suoi clienti una società.
Repubblica è tanto solerte che ci spiega che quella società sarebbe controllata, in modo diretto o indiretto secondo loro, per il 55% da Cerroni.
fidiamoci di questa illazione e facciamo finta che sia vera.
il problema però è che non spiega a chi appartiene il restante 45% della società.
come mai?
semplice.
perchè la GESENU, così si chiama la società, è una società a partecipazione pubblica costituita negli anni '80, in cui il 45% delle azioni è detenuto dal COMUNE DI PERUGIA.
capite?
il comune di Perugia negli anni '80 costituisce una società con dei privati e negli anni le quote di questi privati sono state acquistate dai Cerroni.
ora a parte l'ultimo anno in cui il sindaco è di centro destra, storicamente Perugia è stata una città di sinistra.
quindi vuol dire che il PD per anni ha mantenuto una società in cui le quote di maggioranza, secondo Repubblica, sono detenute da Cerroni.
per dirla in stile Repubblica, IL PD PER ANNI HA FATTO AFFARI CON CERRONI.
e mai nessuno ha avuto nulla da ridire o si è lamentato di questa partnership.
ma tutti si scandalizzano se una tecnica viene chiamata da quella stessa società per una consulenza.
in quel caso, secondo Repubblica, non viene pagata dalla società ma direttamente da Cerroni e questo dimostrerebbe il legame tra i due.
invece quando per anni Cerroni percepisce dividendi dalla società costituita con il comune a guida PD, tutto va bene!
ecco dimostrato il modo in cui un fatto può essere distorto per far vedere solo quello che vogliono loro e nascondere la vera notizia.
ovvero che il PD ha "tollerato" che il comune di Perugia fosse socio proprio di quel "criminale" di Cerroni.
Per sua conoscenza ....non se sa mai le fosse sfuggito

giovedì 1 settembre 2016

Il declino del giornalismo e la crescita di anonimi nei social

Il giornalismo sta vivendo i suoi momenti più deprimenti che nella storia d' Italia abbia mai visto.
Sempre meno sono i professionisti, sempre minori i controlli e le sanzioni disciplinari dagli organi competenti, laddove è visibile il contrasto con il codice deontologico della professione.

Scrivere su un giornale è un conto;
farsi un nome con il supporto continuato (visibile) di dirigenti locali e nazionali di un unico partito è una scelta;
Usare il nome ottenuto dal secondo passaggio per infamare la gente, inizia a essere circostanziato in un reato decisamente grave;

Il punto di non ritorno a cui un partito, il Pd, ha portato questo paese è un male che va sradicato completamente dal sistema politico.
Ne emerge una generazione che utilizza strumenti pubblici per fini privati. Vendette personali; istigazione; intimidazione verso chi quei canali non li ha e non deve averli, perché i canali pubblici devono essere uguali per tutti e non corsie preferenziali.

Facendo seguito a un post dai contenuti diffamatori addirittura scritto dal presidente dell' odg (dal suo profilo/pagina pubblica fb condiviso su tw) verso dei cittadini che non godono di canali preferenziali di giornali e giornalisti, facendo altresì seguito ad articoli di stampa on line di due, chiamiamole, testate, una è "unità.tv", che vanno a ledere un cittadino senza attendere alcun intervento delle autorità legittimate a valutare il caso, un cittadino appartenente dai dati riprodotti da queste testate al ministero della difesa, fa comprendere un utilizzo privilegiato del canale mediatico, non accessibile a chiunque, il motivo è semplice:
Questo tipo di accuse, giornalisti professionisti, attenti al codice deontologico cui appartengono, non le pubblicano se passate da un qualsiasi pinco palla, poiché non rientrano nelle fasi indicate dal medesimo codice "accertamento fedelmente riportato del fatto, diritto di replica, la non menzione dei dati (nome e cognome), ecc"

Chiamare l' intervento del Ministro dal social e la risposta dello stesso, sul social, fa rimanere basiti.

Presupponendo quindi che i cittadini godano degli stessi privilegi pubblico quanto ho trovato su bacheca di un cittadino e lo riporto, notare che il ministro Pinotti a questo cittadino non ha risposto.

Ora comprendo la conoscenza diretta con le amiche del primo caso, continuo a non comprendere in che modo si possa utilizzare la visibilità della propria carica pubblica in modo così smaccato.

Se fosse stato un intervento normale il ministro avrebbe dovuto rispondere anche al cittadino per aver denunciato non solo sul social un fatto gravissimo in capo, pare, all' arma. Leggete:

"Spett.le Ministro della Difesa Roberta Pinotti, segnaliamo il brigadiere del Reparto Scorte e Sicurezza di Roma dell'Arma dei Carabinieri che su Facebook si nasconde dietro il profilo di Roberto Marleo. Per una serie di azioni a dir poco offensive da lui condotte per mezzo dei social network nei riguardi di più cittadini, chiediamo un Suo urgente intervento. Per garantire la privacy dell'interessato ci rendiamo disponibili a fornirne le generalità secondo la modalità che Lei ci vorrà indicare. Siamo certi che dopo il Suo recente interessamento per analoghe situazioni, Lei non vorrà lasciare inascoltata questa richiesta.
Distinti saluti,

dr.Ing. Andrea Schiavone
cittadino italiano"


Ed aggiungo un dato di non poco conto:
Può una giornalista "gridare" alla violenza del web ed agli utenti che usano nomi non reali e contestualmente retwittate un molestatore che ho denunciato 4 volte in un mese per molestie, minacce di morte, ecc e che su tw non usa nemmeno dati veri?
Beh che il pddi con le proprie amicizie abbia perso il lume della ragione mi pare assodato, quel che mi stupisce di più sono le autorità ed il mancato controllo in merito al femminicidio. Riferito al caso delle minacce alla mia persona e a chi a me vicino.